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Da Firenze il monito per un umanesimo della concretezza Attualità

Da Firenze il monito per un umanesimo della concretezza

L'inesistenza dell'umano nella realtà manipolata
Se il presupposto è la presunta crisi d'identità nell'era globalizzata, la concretezza di un umanesimo radicato nella cultura cristiana diventa la terapia per la società italiana, resa astratta dall'adesione incompleta alla globalizzazione. In sintesi è questa la posizione del prof. Mauro Magatti, presentata in apertura della terza giornata del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale.

Una visione d'insieme puntuale, che attraverso la categoria della frammentazione, in supporto alla dicotomia astrattezza/concretezza, ha raccontato l'inesistenza dell'umano nella realtà manipolata.

Concretezza è tenere insieme
Ben venga la concretezza intesa come capacità di “tenere insieme” in una visione integrale della realtà, soprattutto se questa diventa una voce del verbo amare, coniugata per crescere insieme e ricomporre la frammentazione personale e sociale manifesta nell'astrattezza dell'economia, della politica, delle nostre città. Per un approccio adeguato, però, ciò che andava compreso meglio del discorso del prof. Magatti, è la definizione di “crisi” quale categoria interpretativa dello stato attuale di un'identità perduta.

Opportunità con confronto e non pericoli di scontro
Nell'ottica di una relazione dialogante tra Chiesa e società, forse sarebbe meglio parlare di graduale mutamento e non di crisi. L'identità dell'Italia sta evolvendo, adeguandosi a segni dei tempi portatori di tendenze culturali che sarebbe meglio identificare come opportunità di confronto e non pericoli di scontro.

L'intrusione di un parere personale da parte dello scrivente non appaia come un'interpretazione critica di un passaggio del discorso, ma un'umile inferenza per permettere al lettore di comprendere meglio quanto poi esplicitato dal prof. Magatti rispetto al significativo contributo della Chiesa in questo contesto.

L'opportunità, a nostro modo di vedere, nasce proprio dalle prospettive indicate dal relatore. In questa prospettiva frammentata che segna l'evoluzione identitaria del nostro Paese, si rende indispensabile, infatti, “stare vicini al particolare, senza perdere la prospettiva dell'universale”.
Ripartire da ciò su cui l'uomo è concentrato, il proprio io, per iniziare a volersi bene creativamente, riconoscendo la necessità di relazioni autentiche per il benessere personale.

Cura dell'altro e del creato
L'umanesimo della concretezza, allora, sarà possibile nella misura in cui la Chiesa inizierà a legarsi concretamente alle esigenze delle persone. “Concretezza - dice Magatti - è cura dell'altro e del creato”, rivisti nell'ottica di un umanesimo che guarda a Cristo.

L'auspicio è quello di una Chiesa attenta, coraggiosa, povera. In grado di cogliere anche il digitale come un'opportunità, “un'occasione di usare linguaggi diversi per coinvolgere i giovani”.

La concretezza prende definitivamente forma nel discorso, difronte la responsabilità concreta della comunità ecclesiale e, in questo caso, le sfide impegnative che ha dinanzi l'Italia (disoccupazione, povertà, immigrazione, etc.), diventano “occasioni per vivificare la nostra Chiesa: perché, se la fede non diventa vita, allora non è fede”.

Proposte operative
Alcune proposte operative da approfondire in tal senso:
ospitalità diffusa, indicata da papa Francesco, degli immigrati.
rimettere in gioco gli oratori come luoghi di trasmissione intergenerazionale delle competenze lavorative.
Mettere in campo i patrimoni ecclesiali per nuove forme di abitare.

“Non si tratta - conclude Magatti - di cominciare da zero. Le nostre comunità sono già al lavoro. Senza clamore. Si tratta piuttosto di riconoscere le tante esperienze che ci sono, di farle maturare dal punto di vista del metodo e soprattutto di inserirle nella cornice di un cammino comune. Così da evitare che si chiudano nel particolare o si spengano nella solitudine”.