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Da Francesco l'invito ad un'azione sinodale Attualità

Da Francesco l'invito ad un'azione sinodale

Il Papa rilancia l'Evangelii Gaudium
Arriva di Firenze l'invito di papa Francesco ad avviare una riflessione sinodale intorno all'Evangelii Gaudium. Esortazione apostolica che a due anni dalla sua pubblicazione, il Pontefice ripropone lì dove si spende l'esperienza educativa della comunità ecclesiale: “in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni”.

Tra le istituzioni esortate dal Santo Padre vogliamo immaginare anche i luoghi della formazione teologico-pastorale: Università Pontificie, Facoltà teologiche, Istituti Superiori di Scienze Religiose.

Una nuova metodologia
Un invito dal quale emergono spunti per una nuova metodologia sulla quale, tutto lascia pensare, saranno impegnati i teorici dell'azione ecclesiale: lo stile sinodale.

Nel secondo giorno del 5° Convegno Nazionale della Chiesa italiana, papa Francesco ribadisce questo concetto, lanciato nei discorsi di apertura. “Sono sicuro - incalza Francesco - della vostra capacità di mettervi in movimento creativo per concretizzare questo studio”.

Lo spirito sinodale
L'invito è intrigante e stimola alla riflessione, soprattutto se si considera la risonanza che ha avuto il Sinodo sulla famiglia conclusosi da poco. È chiaro, anche se nulla deve essere dato per scontato, che lì dove si richiama ad un nuovo stile, certamente non si sta immaginando il “sinodo” in quanto tale, inteso come istituzione canonicamente regolata, ma come stile di agire che trova nel suo significato etimologico la valenza più profonda della categoria utilizzata: camminare insieme (sin=insieme - odós=cammino).

Ennesima provocazione che arriva da Firenze, lì dove si dovesse concludere che l'esigenza nasce dalla costatazione che non sempre, fino ad oggi, si è camminati insieme. Diversamente non sarebbe una novità, ma probabilmente la riflessione è più profonda e trova le sue radici nella rinnovata passione missionaria auspicata da Francesco nella sua breve visita a Prato.

Proposta da accogliere, quella rivolta dal Papa dal pulpito della cattedrale di Firenze, che, giustamente lanciata a conclusione del discorso, si arricchisce nella sua comprensione se riletta alla luce di tutta la conversazione.

Uno studio profondo
Le categorie chiamate in causa, se pur rese comprensibili alla comunità ecclesiale dallo stile semplice e diretto che caratterizza la comunicazione del Papa, risuonano nella loro portata teologica e necessitano di uno studio profondo proprio perché, ad un certo punto, la ricchezza del linguaggio simbolico dovrà lasciare lo spazio al dominio del pratico. E praticità vuole che si riconoscano le diverse istanze culturali di un'unica società, quella italiana, mutata profondamente nell'arco di pochi decenni. Dialogo indispensabile se si ha la pretesa di avere ancora qualcosa da dire e, soprattutto, se si vuole interagire in modo costruttivo e rendersi presenti nelle culture di riferimento: “quella popolare, quella accademica, quella giovanile, quella artistica, quella tecnologica, quella economica, quella politica, quella dei media”.

Una grande sfida per il mondo accademico, che spaventa le menti più conservatrici, atrofizzate dal pregiudizio sul diverso. Francesco, con un monito che non può passare inosservato a teologi e studiosi risponde a tono: “La Chiesa sia fermento di dialogo, di incontro, di unità. Del resto, le nostre stesse formulazioni di fede sono frutto di un dialogo e di un incontro tra culture, comunità e istanze differenti. Non dobbiamo aver paura del dialogo: anzi è proprio il confronto e la critica che ci aiuta a preservare la teologia dal trasformarsi in ideologia”.