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Firenze: suggerimenti finali per percorrere le 5 vie Attualità

Firenze: suggerimenti finali per percorrere le 5 vie

Con la condivisione, in assemblea plenaria, delle sintesi e delle proposte elaborate nei gruppi di lavoro, si avvia a conclusione il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa italiana. Gli interventi hanno seguito l'ordine delle cinque vie: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare.
“Unanime - si legge nel comunicato stampa della CEI - il giudizio di chi ha coordinato il lavoro nei gruppi: alla trasversalità della loro composizione (in quasi ogni gruppo c’era un vescovo, sacerdoti e laici, religiose e religiosi, giovani e meno giovani) è corrisposta una partecipazione estremamente intensa e propositiva”.
Di seguito una sintesi delle proposte concrete emerse e consegnate come piste pastorali per rilanciare le attività nei territori locali.

La via dell'uscire
“Occorre fare un falò dei nostri divani”, questa l'espressione, a nostro modo di vedere, più significativa, che arriva dal tavolo dei giovani, rendendo in pieno la provocazione di fondo: abbandonare le nostre pigrizie poiché è finito il tempo della ricreazione.
Uscire, quindi, da noi stessi, attraverso il cambiamento di stile più volte auspicato in diversi passaggi nei giorni del Convegno. Un mutamento che deve coinvolgere non solo gli operatori pastorali, ma ogni laico che, per sua natura, vive la sua vita quotidianamente in uscita.
Su questa linea drammatica appare, ancora una volta, la posizione dei giovani, di fatto collocati sulle porte di uscita della società e della Chiesa. Quest'ultima ormai considerata lontana e insignificante rispetto alle proprie esigenze.
I laici, dunque, in uscita nella società, come bravi osservatori che, dall'interno della realtà vissuta, presentano alla Chiesa l'ordine del giorno del mondo.
Formare, quindi, figure educative non convenzionali (ad esempio, educatori di strada ed educatori della notte); valorizzare di più i diaconi permanenti, inseriti come tali non tanto nelle sagrestie, ma nelle loro situazioni comuni di vita; rilanciare e riconfigurare gli organismi di partecipazione, allontanando la paura di perdere il potere; creare un sito web per creare comunione tra le diocesi, condividendo sollecitazioni spirituali ed esperienze pastorali, per una pastorale in prospettiva digitale; rilanciare l'esperienza dei fidei donum, per un'interazione tra diocesi.
Gli impegni, infine, da affidare allo sforzo creativo di progettualità delle Chiese locali: avviare un processo sinodale; formare alla testimonianza; promuovere il coraggio di sperimentare.

La via dell'annunciare
Il presupposto per un annuncio autentico è un costruttivo atteggiamento di ascolto del kerygma: l'annuncio di Gesù morto e risorto. Alcune proposte concrete emerse: passare da una attenzione esclusiva verso chi viene evangelizzato a una specifica attenzione a chi evangelizza; attenzione alla formazione, attraverso la revisione del sistema educativo della Chiesa (dagli operatori pastorali agli itinerari educativi); attenzione ai linguaggi, che siano più chiari e diretti, semplici e profondi, capaci di portare a tutti la Parola.
Annunciare significa, inoltre, agire, decentrarsi, aprirsi a tutti: prima di parlare, attenzione all'ascolto delle esigenze dei territori; inclusione degli emarginati (immigrati, disabili, anziani, etc.); rendere i social luoghi di reale dialogo e annuncio positivo e formativo; trasformare gli oratori, il web e i luoghi informali in “piazze d'incontro”.

La via dell'abitare
Abitare innanzitutto le relazioni e poi i luoghi vissuti, coniugando l'ascolto, l'accoglienza, l'accompagnamento, a partire dalle vecchie e nuove fragilità che attanagliano l'umanità. Nei luoghi dove viviamo tutti i giorni, a partire dalle parrocchie, ambienti da ripensare affinché rispondano adeguatamente alle sfide del nostro tempo; ma anche la politica, in prospettiva comunitaria.

La via dell'educare
La Chiesa deve riscoprire la passione per l'educazione delle attuali generazioni, non solo degli operatori pastorali e dei cattolici praticanti, ma di ogni persona. Tre le linee principali di azione emerse: l'importanza di una comunità educante capace di mettersi in rete, l’urgenza della formazione dell’adulto, i nuovi linguaggi nell’educazione.

Una comunità educa innanzitutto mostrandosi unita sul piano metodologico nella sua proposta, attraverso la sinergia dei vari settori della pastorale. Contemporaneamente, una comunità che educa, deve fare rete con le istituzioni sul territorio che si occupano di educazione, anche se di sponda opposta.

Attenzione gli adulti, invece, significa formare gli educatori, essere attenti alla famiglia, supportare i genitori, rivedere gli itinerari educativi per tutti, prevedendo iniziative comuni tra laici e sacerdoti, con una particolare attenzione alla sfera affettivo-relazionale.

Per quanto riguarda i linguaggi, non si può prescindere dal codice attualmente dominante del digitale. “Il web non va solo studiato criticamente, ma utilizzato creativamente”, questo, in sintesi, l'invito che arriva dalla relazione sull'educare.

Alcune scelte di impegno: stipulare patti di corresponsabilità tra tutte le realtà educative della società; maggiore accurato discernimento e cura di coloro che vengono individuati come educatori; costituire equipe che affianchino le famiglie più fragili; creare una piattaforma informatica per la condivisione e lo scambio tra diocesi e realtà ecclesiali.

La via del trasfigurare
Dal confronto nei gruppi sono emerse tre fatiche che le nostre comunità vivono nell’attingere pienamente alle risorse di cui dispongono: un attivismo talvolta eccessivo, una insufficiente integrazione tra liturgia e vita, una certa frammentarietà della proposta pastorale.

A queste si aggiungono le linee di azione: primato della parola di Dio annunciata, ascoltata e pregata, rilanciando come strumento adeguato la lectio divina; valorizzazione dei gruppi liturgici, che educhino al senso del bello e del trascendente, per vivere meglio ogni momento liturgico; rivalutazione della domenica, sia come festa del popolo di Dio, sia nella sua carica umanizzante; rilancio della pietà popolare come opportunità e non come problema pastorale.

Infine, nell'ottica dell'impegno, le tre consegne: nello spirito della riforma conciliare, ribadire la centralità della preghiera, della liturgia, dei sacramenti, nella vita della Chiesa; riconoscere che non esistono due Chiese, ma che la la comunità orante è la stessa Chiesa in uscita; far vivere l'umanità della liturgia, affinché si riscopri in essa l'umanità di Gesù.

In sintesi
Le cinque vie si sono richiamate reciprocamente, dimostrando la complementarietà di ogni dimensione dell'agire umano ed ecclesiale. Ognuna passa in maniera trasversale attraverso le altre, anche se, nel decennio dedicato alla sfida educativa, è stata opinione condivisa l'idea che l'educare le attraversasse tutte. Educarci a saper andare oltre, uscire verso il prossimo, per annunciare una possibilità a quell'uomo con il quale siamo chiamati ad abitare gli ambienti educativi che permettono di trascendere l'umano e renderlo nuovo in Gesù Cristo.