Area Studenti

Hai perso la password?
ISSR DonnareginaISSR Donnaregina

Chiusura del Giubileo della Misericordia Dalla Diocesi

Chiusura del Giubileo della Misericordia

Chiusura del Giubileo della Misericordia - Omelia del Cardinale Crescenzio Sepe

Cari fratelli e sorelle,

mentre ci accingiamo a concludere, come previsto, il Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco, credo che ognuno di noi senta prorompente nel suo cuore la gioia e la riconoscenza al nostro Dio, ricco di Misericordia, che, in quest’anno di Grazia, ha compiuto meraviglie nella nostra vita: “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.”( cfr Ef. 1)

Abbiamo vissuto un Anno giubilare come un tempo straordinario di grazia, avvolti dalla luce della Misericordia, toccati dalla tenerezza di Dio. Quante lacrime sono state asciugate; quante anime si sono riconciliate con Dio e con se stesse; quanti si sono aperti ad un futuro sorprendente e pieno di speranza! A tanti, la Misericordia si è mostrata in Gesù come la carezza di Dio che guarisce le nostre ferite.

In questo anno, molti hanno riscoperto il gusto e la bellezza della fede, hanno attraversato la Porta santa, hanno ricevuto il Sacramento della Riconciliazione e si sono riconciliati con Dio e con i fratelli.

La nostra Diocesi, soprattutto attraverso l’opera pastorale dei sacerdoti, diaconi, consacrati e fedeli laici ha risposto con generosità ed entusiasmo al dono che il Signore ci ha offerto. Così, numerosi sono stati gli appuntamenti per categorie o per gruppi che hanno visto radunati in Cattedrale, ma anche nelle chiese da me riconosciute, fedeli della stessa professione, dell’identica appartenenza associativa, del comune impegno pastorale o nel volontariato.

Il Calendario diocesano, che abbiamo pubblicato all’inizio dell’anno giubilare, ci ha guidati scandendo l’Anno santo in tre tematiche generali che, seguendo il ritmo dell’anno liturgico, ci ha permesso di tradurre il senso profondo del Giubileo incarnandolo nel nostro cammino pastorale. Così, per molti, il Giubileo si è rivelato un’esperienza indimenticabile di rinascita spirituale; per tutta la comunità diocesana è stata un’occasione per allargare i propri orizzonti e riprendere il cammino pastorale con maggiore consapevolezza e fiducia, con lo sguardo sempre fisso sul volto misericordioso del Padre. In questo momento, è difficile enumerare le numerose ed efficaci iniziative prese nei Decanati, parrocchie, case religiose e movimenti che hanno saputo incarnare la Misericordia del Padre, soprattutto a favore dei più poveri e sofferenti, sia fisicamente sia spiritualmente.

Molte, come ho già scritto, sono le fiammelle che sono state accese, ma che non eliminano le tante ombre che continuano ad esistere nel nostro cammino pastorale e che mostrano la necessità di andare avanti con generosità e responsabilità.

Oggi, cari amici, finisce ufficialmente l’Anno Giubilare, ma la porta spirituale della Misericordia continua a rimanere aperta perché sarà sempre aperta la ferita al costato di Cristo trapassato da una lancia; questa ferita è uno squarcio dischiuso sulla misericordia divina, destinato a rimanere spalancato per sempre dallo stesso Signore che continua a gridare alla sua Chiesa: “ Ho sete” ( Gv 19,28).

Per sottolineare questa dimensione fondamentale della misericordia nella nostra vita personale e comunitaria, alla fine di questa celebrazione liturgica, ci incammineremo tutti insieme verso la Porta santa della cattedrale, non per chiuderla, ma per tenerla aperta e uscire, nel segno del Crocifisso, per andare nelle strade delle nostre città e portare a tutti i fratelli e sorelle, che ci chiedono solidarietà e amicizia, il pane della vita vera, l’acqua della dignità, la coperta della carità, praticando le opere della misericordia già iniziate negli ultimi anni.

Carissimi, usciamo per andare, nel nome di Cristo, come missionari, per attuare la rivoluzione della misericordia e della tenerezza in un mondo dove predomina il materialismo più sfrenato, l’individualismo freddo e chiuso e l’egoismo cieco e mortale.

Questo nostro andare non è facile perché irto di pericoli e tentazioni. Ma noi non fidiamo nelle nostre deboli e limitate forze; noi andiamo certi di vincere il mondo con la presenza di Cristo e la forza del suo Santo Spirito.

Questo impegno chiede fede indefettibile e carità pronta e generosa. Dobbiamo risvegliare, come ci esorta Papa Francesco, la nostra coscienza spesso assopita di fronte al dramma della povertà, ed entrare sempre più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina (cfr Misericordiae Vultus 15). E’ solo a partire dai poveri che la Chiesa scopre la sua identità, la sua missione, la sua collocazione nel mondo.

La Chiesa della misericordia, dunque, è Chiesa missionaria perché aperta alla storia e al mondo, cioè proiettata verso la comunità degli uomini e pronta a chinarsi e a guarire le loro tante ferite. Chiesa della misericordia è anche Chiesa autenticamente profetica e coraggiosamente responsabile del suo ruolo di fronte ai bisogni della nostra gente, delle nostre comunità civili e sociali. Abbiamo il dovere, in quanto discepoli di Cristo, come ha scritto Papa Benedetto, di permeare di senso cristiano le strutture portanti della nostra convivenza sociale ( cfr Motu Proprio “Porta Fidei”).

Chiesa di Napoli, al termine di questo Giubileo, va e cammina per le nostre strade, raccontando e testimoniando a tutti la misericordia e la tenerezza di Dio. Sii missionaria di questa forte e irriducibile tenerezza. Questa tenerezza è la stessa che vediamo riflessa nel volto di Maria, la Madre della Misericordia, la quale ci accompagnerà e ci proteggerà nel nostro cammino missionario.

Affidiamo a Lei, con amore di figli, questi nostri propositi di fare della Chiesa napoletana una vera casa e scuola di misericordia e di tenerezza.

Dio Vi benedica

 e “A Maronna V’accumpagna”