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RIAPPROPRIAMOCI DI NAPOLI. Le parole del Cardinale Sepe sull'agguato alla Duchesca Dalla Diocesi

RIAPPROPRIAMOCI DI NAPOLI. Le parole del Cardinale Sepe sull'agguato alla Duchesca

Al termine dell' omelia dell'Epifania, pronunciata davanti a tanti fratelli immigrati, il Cardinale Crescenzio Sepe ha fatto riferimento al recente agguato alla Duchesca:
"Avverto fortemente il bisogno di esprimere parole di ferma e profonda condanna del gravissimo fatto di violenza e di sangue che è stato consumato l’altro giorno nella Duchesca poco lontano da Forcella per punire nostri fratelli immigrati che si erano rifiutati di piegarsi alla legge di prepotenti camorristi.
Come Vescovo di questa terra provo tanta vergogna e tanto dolore perché ancora c’è chi fa della violenza una scelta di vita, infangando la propria famiglia e questa bellissima città.
Provo vergogna e dolore perché c’è chi spara all’impazzata tra la gente e colpisce, in maniera bestiale, persone innocenti e piccoli, come la bambina rimasta ferita al piede, senza avere colpa alcuna se non quella di trovarsi al cospetto di persone sbandate. A lei e alla sua famiglia esprimiamo sentimenti di vicinanza, di affetto e di incoraggiamento, riservandomi di incontrarla appena guarita.
Provo vergogna e dolore perché il comportamento di pochi malavitosi offusca e calpesta quell’immagine meravigliosa di Napoli che sta riportando nella nostra Città tanti turisti e osservatori.
Provo vergogna e dolore perché c’è chi vigliaccamente vuole imporre la legge del pizzo a persone sfortunate costrette a lasciare la propria terra e sta nella nostra città per guadagnarsi un pezzo di pane con il quale sfamare figli e parenti lontani.
Provo vergogna e dolore perché c’è chi fa il guappo non per la sua autorevolezza ma con la forza irrazionale di una pistola.
Provo nel contempo tanta speranza che il cambiamento continuerà e Napoli prevarrà con la forza della sua cultura e la cordialità della sua gente su una insignificante pattuglia di delinquenti che vogliono arricchirsi seminando morte.
Il cambiamento sarà possibile, comunque, se tutti diciamo basta ai soprusi e alle prepotenze; se non abbassiamo la testa per assuefazione; se sappiamo reagire con dignità. L’esempio che ci viene dai fratelli minacciati è un esempio forte da esaltare, seguire, imitare.
Dobbiamo riappropriarci del territorio perché ne abbiamo diritto. Ne va di mezzo la nostra dignità e la nostra libertà."